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Mia libera interpretazione e rielaborazione di
un testo di Mario Soldati dedicato, in realtà, al
vino.

di Giulio Scatolini

… Molti non vogliono mettersi in testa che il colore dell’olio
dipende anche dalla luce in cui lo si guarda.
Ora non c’è dubbio che esistano infinite varietà di luci, luci di
sole, luci d’ombra, luci di giornate limpide e di giornate piovose, e
luci di lampade di ogni qualità e intensità. Non abbiamo mai una
luce esattamente identica a un’altra. E, ogni volta, in “quella
luce”, il colore di un olio sarà o poco o molto diverso.
Così, e anche di più, per il profumo o per il sapore.
Dipende dal luogo dove ci si trova, dipende dal cibo consumato
prima, o anche dalla lunghezza e dalla qualità del nostro digiuno:
e dipende dalla costituzione di ciascuno, di come ci si sente in
quel momento, dalla giornata, dalla compagnia. Dipende,
soprattutto, dai ricordi che ciascuno chiude in se stesso: ricordi di
altre luci, di altri colori, altri profumi, altri sapori che ha provato
in vita sua, ricordi che giacciono indelebili nel suo sistema
nervoso e di cui molte volte non ha nemmeno coscienza.
Dipende, infine, dalle volte precedenti in cui ha gustato lo stesso
olio (ma c’è, mai, davvero, uno “stesso olio”?) o un olio simile.

Un olio assaggiato anche parecchi anni prima, in un momento in
cui si era particolarmente felici, per esempio innamorati e vicini
alla persona amata, parrà sublime anche se è tutto il contrario:
per distinguere, bisognerebbe non aver vissuto!
Ecco perché il mio modo di giudicare un olio è così semplice e
sincero: un olio (appena, ripeto, supera un minimo di qualità)
bisogna considerarlo come il volto di una fanciulla, come un cielo,
un tramonto, un paesaggio, un’opera d’arte, come qualcosa,
insomma, che vive e fa parte della nostra vita, non come qualcosa
che sta staccato da noi, e definibile rigorosamente in se stesso.
Sono sensazioni, queste, che devono essere comunicate agli altri
non isolandole, come su un tavolo anatomico e a forza di termini
fissati in precedenza, ma integrandole più diffusamente possibile
nel racconto della giornata, dell’ora, del momento: nella
descrizione del luogo, della stanza, del pranzo, della compagnia: e
nella memoria del nostro individuale e particolare stato d’animo.
Se qualcosa ha un’importanza assoluta, caso mai, se qualcosa
rivela e tradisce, per tutti, la qualità intima di un olio, è piuttosto
la personalità di chi lo ha prodotto: sempre che si tratti di un
produttore vero, e cioè serio, onesto, esperto, tecnico,
tradizionale, soprattutto appassionato dell’arte molitoria: non
qualcuno che faccia l’olio soltanto perché ne ricava un vantaggio
economico, ma qualcuno che non potrebbe non farlo perché sa
che tale è il suo destino: così come un pittore vero non potrebbe
no dipingere e un vero scrittore non potrebbe non scrivere: un
artigiano, anzi mi correggo: un artista!!!